Come si diventa professional organizer?

Nel post di oggi rispondo a una delle domande che mi viene posta più frequentemente.

Come si diventa professional organizer in Italia?

In effetti non esiste una Facoltà o una Scuola di Organizzazione (o almeno non ancora): il percorso di studi e professionale che ho seguito io è parecchio diverso da quello dei miei colleghi professional organizer di APOI, l’Associazione Professional Organizers Italia di cui sono associata Senior e membro del Consiglio Direttivo in qualità di Consigliere e Segreteria.

Ho frequentato il liceo artistico e mi sono laureata in cinema: studi prettamente artistici per poi diventare una che ha fatto dell’organizzazione il suo mestiere. Bè, in effetti può sembrare insolito!

Ma andiamo con ordine.

 

Il corso di formazione con Organizzare Italia e la nascita di APOI

Al mio rientro da Los Angeles dopo un periodo di lavoro alla UCLA per la produzione di un prodotto multimediale in uno scambio tra il Ministero della Gioventù italiano e la scuola di cinema della University of California Los Angeles, ho incontrato Sabrina Toscani e Organizzare Italia a un evento dedicato ai lavoratori della rete.

Avevo letto qualcosa sulla professione negli Stati Uniti ma non pensavo ci fosse qualcuno a farlo in Italia.

Così ho chiesto a Sabrina il permesso di poterla affiancare nei suoi interventi, per il pubblico e in azienda.

Come ci piaceva dire, sono stata la sua job shadow per alcuni mesi.

Quando arrivò la possibilità di iscrivermi al suo corso di formazione, non ebbi dubbi e per sei mesi seguii le lezioni di Organizzare Italia in compagnia di altre persone che sono oggi mie stimatissime colleghe: Lorenza Accardo, Giorgia Sorinelli e Ale Ziliotto.

In questi sei mesi lessi tanto, eseguii i miei primi interventi con clienti privati, testai sul campo le capacità organizzative che fino a quel momento tutti mi avevano riconosciuto e che io avevo sempre dato per scontato.

Ero brava ad organizzare il mio tempo, certo, ma soprattutto potevo essere una risorsa per chi era meno organizzato di me. Da quel momento ho studiato, parecchio, mentre lavoravo come dipendente nel settore per il quale avevo studiato, ovvero l’audiovisivo.

Nell’ottobre del 2013 insieme a Sabrina, Irene Novello e Silva Bucci, contibuii alla nascita di APOI, la nostra associazione professionale, gettando le basi di quello che si stava già delineando come il mercato del professional organizing in Italia.

 

L’aggiornamento professionale di APOI

La figura giuridica dell’associazione professionale nasce grazie alla legge 4/2013.

Far parte di APOI rappresenta a tutti gli effetti essere parte di un organismo che grazie agli obblighi e ai doveri imposti a chi sceglie di associarsi, tutela il consumatore, ovvero la persona che si avvale dei servizi di un P.O. che fa parte di APOI.

In quanto associata ho l’obbligo di comunicare sempre al cliente la mia appartenenza all’associazione e il mio numero identificativo (è il 29, lo trovi nel logo APOI nel footer del mio sito), affinchè lui o lei sia in grado di denunciare eventuali mie mancanze e/o comportamenti che violano il codice etico che ho firmato.

Inoltre, ho l’obbligo di maturare ogni anno 6 crediti formativi tra quelli che APOI propone come moduli di aggiornamento professionale.

Si tratta di tematiche tecniche, specifiche della professione del P.O. (approfondimenti su strumenti e metodi organizzativi o lavori con specifiche categorie di clienti) oppure trasversali sulla libera professione.

Come ogni freelance, anche il P.O. deve fare i conti con il lavoro dientro le quinte, l’autopromozione, il marketing e le 24 ore di un giorno. Non è che se diventi professional organizer ti regalano ore in più, questo è detto. Ma di solito, riusciamo a cavarcela abbastanza bene con la gestione del tempo 😉

Far parte di APOI è per me motivo di orgoglio inoltre mi aiuta a sentirmi meno sola.

Per quanto non sconosciuta, la figura professionale del P.O. è ancora giovane in Italia e la rete rappresentata dai miei collghi in APOI è fondamentale per crescere e sostenersi a vicenda.

 

E poi c’è l’autoformazione continua

Inutile dire che non si smette mai di imparare.

Io partecipo a numerosi corsi, in presenza e online, per imparare ad utilizzare gli strumenti necessari al mio lavoro di libero professionista (ne ho parlato in maniera approfondita in una puntata del mio podcast Work Better dedicata ai primi anni del freelance).

E poi libri, su libri, su libri. Quando più possibilmente tecnici, dedicati ai temi che affronto spesso durante le mie consulenze: gestione del tempo, produttività, organizzazione del lavoro, ufficio in casa, distrazioni, concentrazione, work life balance, ecc.

Sono partita dalla bibliografia di APOI e cerco ogni anno di arricchire la mia libreria (con obiettivi di lettura sfidanti, forse anche troppo! Ma se come me non demordi, seguimi su GoodReads dove condivido la mia sfida di lettura annuale).

 

Come si diventa professional organizer: domande?

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Nei prossimi post, qui sul blog e/o sui miei canali social, e in newsletter mi piacerebbe provare a dare una risposta.

Per dare il mio contributo a far conoscere a tutti una professione che io amo ogni giorno di più!

 

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Chiara Battaglioni
Chiara Battaglioni
Ciao, sono Chiara Battaglioni e lavoro a fianco dei freelance per allenare le loro capacità organizzative tramite consulenze individuali personalizzate e percorsi formativi. Contribuisco a diffondere la cultura dell’organizzazione personale sul lavoro, attraverso il podcast Work Better e il lavoro che svolgo per APOI, l’Associazione dei Professional Organizers italiani, di cui sono associata Senior e membro del consiglio direttivo.