Da oggi prende il via una serie di interviste ad amici freelance. Si chiamerà: “Vita da freelance – le interviste”. Di che si tratta? Di una chiacchierata “dietro le quinte” per scoprire come i professionisti del lavoro autonomo organizzano il loro lavoro e il loro tempo.

Curiosi di scoprire chi è il primo professionista a rompere il ghiaccio?

È proprio lei: la mia carissima amica Francesca Manicardi. Un rapporto nato un po’ come “stalking” in rete, poi trasformato in conoscenza nella vita reale (grazie al Freelance Camp 2016) ed ora vera e propria amicizia. … E va bene, abbiamo anche pensato a delle collaborazioni, ma non le sveleremo adesso 😉

Ecco l’intervista. Tutta da leggere!

 

Ciao! Ci racconti chi sei e di cosa ti occupi?

Sono Francesca Manicardi, detta F, e faccio tante cose: sono interprete, traduttrice, insegnante di lingue, copywriter e mentore per aspiranti freelance. Lavoro con le lingue straniere tutti i giorni, tutto il giorno, in particolare con l’inglese, il tedesco e il francese.

Aiuto le persone che non si capiscono perché provenienti da paesi diversi a comunicare, facendo da tramite con l’interpretariato o la traduzione, o dando loro gli strumenti per cavarsela da soli.

Aiuto le piccole aziende o i singoli liberi professionisti a raccontarsi, a spiegare chi sono e cosa fanno. Accompagno gli aspiranti traduttori e interpreti liberi professionisti a mettere le basi della loro attività da freelance con il Freelance Lab.

Perchè hai scelto di fare questo lavoro come libera professione?

Da quando studiavo, ho sempre pensato che avrei lavorato per conto mio perché mi piace avere la mia libertà e potermi gestire. Infatti dopo un paio di sfortunati contratti da dipendente, dal 2014 sono freelance e dal 2015 lavoro come Punto F.

 

Ci racconti la tua giornata tipo?

La mia giornata tipo non esiste. Non ho una routine fissa e non mi capita mai di avere un giorno uguale all’altro: può sembrare destabilizzante, ma io lo trovo invece molto stimolante! Mi annoio molto facilmente e tendo a perdere interesse alla velocità della luce: ho cercato di costruirmi diverse attività nel mio lavoro proprio per questo motivo, per non soccombere alla quotidianità.

Posso iniziare le mie giornate in azienda a insegnare tedesco, poi torno a casa a tradurre e in serata contatto le mie caviette su Skype per le consulenze individuali del Freelance Lab. Oppure inizio insegnando l’inglese ai bambini della scuola materna, poi vado a interpretare in un’azienda e concludo scrivendo i testi per il sito web di qualche collega freelance. Di solito quindi il mio lavoro mi porta a stare in casa quando traduco e scrivo, a volte per lunghi periodi, e quando faccio consulenze online, mentre vado in giro quando insegno o svolgo l’attività di interpretariato.

 

Quali sono i tuoi spazi di lavoro?

La questione dello spazio di lavoro è un po’ spinosa. Quando stavo cercando casa con il mio compagno – che nel frattempo è diventato mio marito – non volevo per forza una stanza separata per creare il mio studio, ma mi accontentavo di un angolino dove mettere una scrivania e i miei libri. La realtà è stata che ho letteralmente colonizzato metà sala con la mia attrezzatura, le librerie e una scrivania più grande del nostro tavolo da pranzo. Con il tempo mi sono stancata di quella sistemazione, complice anche il colore che avevo scelto (nero wengé) che toglieva luce alla stanza e dava la sensazione che lo spazio fosse striminzito.

Così l’anno scorso ho colto la palla al balzo e mentre abbiamo ridipinto casa ho messo in vendita la parte di sala dedicata al mio studio e ho riprogettato quello spazio. Ora continuo a non avere uno spazio dedicato, ma ho sistemato l’arredamento in modo di non sentirmi più soffocare e la mia scrivania è stata sostituita da un lungo tavolo da pranzo, sul quale posso disseminare tutti i miei strumenti di lavoro.

Mi sto rendendo conto però di quanto inizi a pesarmi avere il computer sempre lì che mi fissa, anche dopo mangiato, e che mi fa sentire in colpa per le cose che ho lasciato in sospeso.

Probabilmente avere uno spazio dedicato aiuta a separare il momento del lavoro da quello del riposo o delle altre faccende personali, e non da ultimo, aiuta a nascondere il caos! Per il nuovo anno, uno dei miei obiettivi è quello di provare a lavorare in un coworking: anche se lavorare da casa mi piace molto, magari mi rendo conto che funziona e mi converto!

 

Cosa ne pensi dell’organizzazione personale? È una competenza che senti tua? Pensi sia importante nella vita di un freelance?

Sono abbastanza maniaca dell’organizzazione e pianifico tutto con molto anticipo. Credo sia un aspetto fondamentale per riuscire a fare tutto e soprattutto per riuscire a farlo bene.

La parte più difficile per me sta nel fatto di stimare bene i tempi per le diverse azioni: ho la tendenza a segnare troppe voci nella mia to-do-list finendo poi a non riuscire a completare la lista e a sentirmi frustrata. Con il tempo sto cercando anche di delegare un po’, a casa e a lavoro, ma per me è un’operazione titanica.

Forse è stato il fatto che i miei si sono separati quando io avevo tre anni e che vivessero abbastanza distanti da dovermi fare le valigie ogni volta che andavo da uno all’altra, a farmi imparare ad organizzarmi. Sul lavoro ci ho messo un po’ più di tempo a trovare la mia strada: non credo esista un metodo universale, valido per tutti, ma ognuno deve trovare il proprio ispirandosi a quelli degli altri e modellandoli su se stessi. Mi esalto particolarmente quando riesco a compiere tutte le azioni e i compiti che mi sono prefissata in un determinato lasso di tempo e quando ad esempio calcolo in modo adeguato i tempi di traduzione di un progetto, finendo a volte addirittura in anticipo.

 

Quali strumenti di organizzazione personale utilizzi nel tuo lavoro quotidiano?

Sono una compilatrice compulsiva di to-do-list, ne ho una per ogni evenienza! Mi piace molto scrivere su carta, soprattutto quando devo svuotare la testa e fare ordine mentale, un po’ come Silente con il Pensatoio!

Mi affido però anche a app e dispositivi elettronici per la loro comodità nel tenere sincronizzato ogni impegno o ogni compito. Uso in particolare Todoist per le liste sul cellulare, soprattutto per la lista della spesa o per le idee che mi vengono quando sono in giro.

Come calendario uso iCal sincronizzato su tablet e computer: qui appunto tutti gli impegni, le scadenze, le visite e le consegne nel momento in cui le stabilisco o mi vengono comunicati, così evito di perdermi qualcosa per strada.

Lo strumento di lavoro che sicuramente porterei con me su un’isola deserta sarebbe un quaderno sul quale scrivere.

 

Come fai a bilanciare vita privata e lavoro? Molto spesso per un freelance è la parte più difficile…

Esatto, bilanciare vita privata e lavoro è la parte più difficile! I primi tempi da libera professionista lavoravo anche dopo cena fino a subito prima di andare a dormire e al mattino la prima cosa che facevo appena alzata, mentre facevo colazione, era di nuovo al computer. Da qualche tempo mi sono data però una regola ferrea: dopo mangiato telefono in modalità aereo – così non ho la tentazione di andare a controllare i social – e computer spento.

Vivo però una situazione del tutto particolare: mio marito lavora tutti i giorni dalle 9 alle 22, perfino il sabato e la domenica. Per riuscire a passare del tempo insieme, spesso cerco di ritagliarmi due pomeriggi o una giornata intera nei suoi giorni di riposo: non lavoro e cerco di godermi la mia “domenica infrasettimanale”.

Mi capita spesso di lavorare nel fine settimana per bilanciare lo stop dei giorni precedenti: sfrutto il momento in cui mio marito è a lavorare e così mi sento pure più solidale con lui. I primi tempi da freelance però sono stati devastanti: per tenere il passo dei clienti, lavoravo regolarmente tutta la settimana, dal lunedì al venerdì, e poi continuavo anche nel week end, senza fermarmi mai. Sono arrivata al punto che non ce la facevo più e ho iniziato a ripensare ai miei orari di lavoro.

 

Quali sono i risvolti più appassionanti del tuo lavoro? Quello che ti fa svegliare la mattina carico come una molla per iniziare la giornata lavorativa?

Il fatto di non avere mai una giornata uguale a un’altra mi stimola moltissimo, così come il fatto di cambiare le attività alle quali mi dedico nelle 24 ore. Ricevere i complimenti per un lavoro ben fatto, per aver detto o pubblicato qualcosa di utile o che è piaciuto a un collega, vedere i propri clienti soddisfatti, gli studenti fare progressi e trasferirsi all’estero. Ci sono anche tanti momenti di tristezza, frustrazione, disperazione, ma vengono sempre ripagati.

 

Conosci la figura del Professional Organizer: se un giorno pensassi di chiedere la consulenza di un P.O., per cosa lo chiameresti?

Credo di essere piuttosto organizzata, ma penso ci sia sempre un margine di miglioramento. A una P.O. chiederei di aiutarmi con l’organizzazione del tempo nel lavoro e nella vita privata per essere più produttiva. Un punto di vista esterno potrebbe fornirmi degli spunti nuovi dai quali prendere esempio e da applicare poi alla mia routine.

Una P.O. potrebbe consigliarmi anche su come mantenere la casa e lo spazio di lavoro ordinati: ho la tendenza ad accumulare e conservare di tutto e nonostante mi piacciano gli spazi liberi e ariosi, a volte mi ritrovo con pile di giornali, libri, oggetti vari che non utilizzo e che creano solo caos intorno a me. Di sicuro una persona distaccata emotivamente potrebbe aiutarmi a fare un bel decluttering senza rimorsi. E questo soprattutto per l’armadio: ho i vestiti accatastati, spesso non uso certi capi semplicemente perché non li vedo a colpo d’occhio e mi dimentico di averli. Al prossimo cambio di stagione tieniti libera Chiara! 😉

 

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Photo credits del ritratto di Francesca in copertina: Infraordinario

 

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