Sono perfezionista.

Se avessi dovuto descrivermi un paio di anni fa, sicuramente avrei scelto questa parola.

Ora sono orgogliosa di dire: ero perfezionista.

Perché ho imparato, non solo, che fatto è meglio che perfetto, ma anche che “fatto” è proprio una gran bella soddisfazione. Vedere i frutti del mio lavoro è decisamente più emozionante che stare lì a spulciarne i difetti.

E così ho condiviso con alcuni dei miei clienti le lezioni imparate dall’esperienza per affrontare questo scoglio che è il perfezionismo.

Sono perfezionista: una storia vera

Quando ho iniziato a lavorare con lui, F. si descriveva come un procrastinatore cronico. Creativo, entusiasta e con una passione dirompente per il design degli oggetti, F. aveva in mente di realizzare il suo personalissimo portfolio online, per raccontare di sé e del suo lavoro. Ma era bloccato.

Bloccato da una mania di perfezionismo che toccava ogni cosa: il nome da dare al sito, i testi dell’about page, la scelta dei progetti da inserire nel portfolio, i colori della palette.

Insomma, ogni decisione da prendere, seppur piccola, sembrava una scalata insuperabile.

Anche grazie a lui e al lavoro che abbiamo svolto insieme, ho riflettuto sul perfezionismo e su quanto questa tendenza impatti in maniera negativa sui nostri risultati e anche sulla qualità della nostra vita.

 

“Se punti alla perfezione, scoprirai che il bersaglio è in movimento” George Fisher

 

La tendenza alla perfezione nasce da una buona intenzione di partenza.

Come liberi professionisti, vogliamo rappresentare il meglio del nostro mercato, essere il top per i nostri clienti, acquisire autorevolezza grazie ai contenuti che pubblichiamo.

Vogliamo essere bravi e quasi sempre lo siamo. Ed è questo che ci frega.

Avere ottimi risultati attiva un circolo virtuoso/vizioso all’interno del quale senti di dover ottenere altri ottimi risultati. O meglio, risultati ancora migliori di quelli ottenuti in passato.

Ed è qui che parte la spirale del perfezionismo.

Una spirale che porta con sé tutta una serie di aspetti negativi quali:

  • la crescente mancanza di fiducia in noi stessi;
  • la costante paura di sbagliare, di fare qualcosa di non adatto o non all’altezza delle aspettative;
  • la difficoltà nel collaborare con gli altri (se tendo sempre ad eccellere, è probabile che le altre persone si sentiranno in soggezione nel lavorare con me, o ancora peggio, penseranno che io voglia sempre essere la “prima della classe”);
  • pensare che “cattivo” sia il contrario di “buono” quando in realtà in mezzo esistono tutta una serie di sfumature che nemmeno prendiamo in considerazione;
  • la più devastante di tutti: il perfezionismo conduce a un’immane perdita di tempo.

 

 

Combattere il perfezionismo con la tecnica del “satisficing”

Che cos’è il satisficing?

satisficing  Neologismo inglese che combina i termini satisfy e suffice, affermatosi per qualificare una scelta che permette di raggiungere un livello sufficiente di soddisfazione. Il termine è stato coniato dall’economista e psicologo statunitense H.A. Simon, sulla base del rifiuto della teoria della scelta basata sulla massimizzazione dell’utilità, in quanto non tiene in considerazione i limiti cognitivi e computazionali dell’essere umano.

Fonte: Treccani

 

Significa che bisogna accontentarsi?

In realtà non esattamente: si tratta di non soccombere al dettaglio per muovere il primo passo.

Ripartiamo dall’origine della parola, composta da due termini inglesi che significano bastare/essere sufficiente e soddisfacente. Ecco, soddisfacente.

Non si tratta di accontentarsi, ma di definire, prima di iniziare un progetto, lo standard di soddisfazione che vogliamo realmente raggiungere.

Ogni freelance sa, o almeno si spera, che quando si intraprende la libera professione, l’impegno dovrà essere costante per mantenere gli standard che il suo lavoro richiede: formazione continua, aggiornamento con i colleghi, confronto con il mercato sono attività all’ordine del giorno.

È normale, anzi auspicabile, che quello che facciamo oggi verrà migliorato domani, anche grazie all’esperienza: questo è vero per tutti, figuriamoci per i freelance ai primissimi anni di attività o quelli che si stanno affacciando oggi alla libera professione.

Per cui iniziamo a perdonarci le piccole imperfezioni e facciamo il primo passo: sarà molto più semplice avere dei dati su cui prendere le prossime decisioni.

 

“Meglio una bozza imperfetta che un perfetto foglio bianco” R.Shuller

 

 

Tre strategie pratiche per mettere in atto la tecnica dello satisficing

  1. Diamoci delle scadenze. Per lavorare a un progetto nel quale sappiamo che la nostra tendenza al perfezionismo potrebbe avere la meglio, decidiamo un tempo limite per lavorarci, oltre il quale imponiamoci di fare uscire nel mondo il nostro risultato. Raccogliamo i feedback per un po’ di tempo ed eventualmente correggiamo, ma solo in un secondo momento, dati alla mano, quello che deve essere sistemato.
  2. Applichiamo la legge di Pareto nelle nostre valutazioni.  Invece che concentrarci sul 20% dei difetti, focalizziamoci sull’80% che funziona, armiamoci di coraggio e andiamo avanti.
  3. Troviamo un buddy che ci supporti. Essere soli alimenta il fuoco del nostro perfezionismo: scegliamo un amico fidato o ancora meglio, un professionista, che ci affianchi in questa fase di passaggio e affidiamoci al suo giudizio per trovare la motivazione quando noi da soli facciamo fatica.

 

Con il mio cliente F. è andata così e questo è quello che ha scritto del nostro lavoro insieme, per il quale io gli sarò sempre grata:

 

Scoprire la figura del Professional Organizer è stato per me come aver trovato la chiave giusta per aprire una porta avendo in mano un enorme mazzo di chiavi inutili… Chiara è stata una vera sorpresa che mi ha aiutato a fare un notevole passo avanti nella riorganizzazione della mia vita confusa e nelle mie mille indecisioni. Ha puntato la luce su aspetti di inconcludenza e di cattiva organizzazione a me conosciuti, ma che ho sempre vissuto come immutabili. Chiara mi ha dimostrato che nulla è immutabile, specie le cattive abitudini! La bravura di Chiara è stata quella di cercare di conoscermi per le mie peculiarità e studiare un percorso “cucito” su di me che affrontasse proprio gli aspetti che io credevo immutabili e che mi hanno da sempre limitato ed impedito di esprimere la mia creatività.

F., cliente privato

 

Vorresti avere come buddy per il tuo progetto creativo o di lavoro un professional organizer? Scrivimi e raccontami del tuo progetto a ciao@chiarabattaglioni.it 😉

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