**GUEST POST**

Nel mese dedicato al Professional Organizer ho scelto di ospitare alcuni post di chi, come me, ha deciso di intraprendere questa professione. Oggi ospito sul mio blog un articolo scritto da Giorgia Sorinelli, collega Professional Organizer specializzata nell’ambito Lavoro & Azienda. Se volete conoscere Giorgia, la trovate sulla pagina di Organizzare Italia.

Prima di entrare nel vivo dell’argomento, concedimi due righe per ringraziare Chiara, cara amica e collega di passioni, che oggi mi ospita sul suo blog! E’ un vero piacere!

Insieme a me, scoprirai il P.O. in azienda. Ti racconterò cosa fa, anzi, cosa NON fa, e perché mai tu, la tua azienda o il tuo amico freelance potreste avere bisogno di un P.O.

Partiamo da una riflessione: ti sei mai chiesto perché un’azienda viene definita anche “organizzazione”?

Secondo la definizione di Wikipedia, “l’organizzazione è un gruppo di persone formalmente unite per raggiungere uno o più obiettivi comuni che individualmente riuscirebbero difficilmente a raggiungere”.

Ci sta! E’ come dire che si hanno più probabilità di salire sulla vetta dell’Everest se si è in compagnia piuttosto che da soli. E fin qui sono d’accordo!

Ma siamo sicuri che sia sufficiente fissare l’obiettivo perché un qualsiasi gruppo di scalatori riesca nell’impresa? E se gli scalatori parlassero lingue diverse? E se avessero abitudini differenti? Oppure, ammettiamo il caso che condividano l’obiettivo finale, ma se non avessero lo stesso ritmo di andatura o non avessero concordato i tempi nei quali arrivare in cima? Rischierebbero grosso, non credi anche tu?

Dove voglio arrivare? Hai capito bene!

La squadra di persone che partecipa ad un business o ad un’attività, se non è brillantemente organizzata non solo non ti permette di raggiungere la vetta, bensì disperde risorse fondamentali a livello di costi, di energie, di motivazione e molto altro ancora.

Ed è qui che entra in scena il Professional Organizer!

 

Le 4 cose che NON devi aspettarti da un P.O.

La figura del Professional Organizer è ancora relativamente giovane nel nostro Paese.

E questa benevola ignoranza a volte porta a confondere il P.O. con altre professioni che gli si avvicinano per nome, o per approccio, per idea, per obiettivo, ma che del professional organizing non hanno nemmeno l’ombra!

Seguimi!

  • Non aspettarti che un P.O. lavori solo con gruppi di persone o proponga soluzioni strategiche solamente ai vertici aziendali. Il P.O. non è un consulente aziendale.

Ma stai certo che il P.O. preferisce lavorare con il singolo, seduto affianco a te o ai tuoi collaboratori, o nello stesso ufficio per rivedere la to do list, per arginare le interruzioni, per migliorare i flussi di lavoro e molto altro ancora. Il bello sta proprio nel trovare il metodo più adatto alle tue esigenze, metterlo in pratica, testare se funziona e se ti piace, quindi accenderlo come risposta definitiva o, altrimenti, tentare una strada alternativa.

  • Non aspettarti che un P.O. ti faccia accomodare su un lettino da seduta e ti aiuti a riportare a galla traumi o avvenimenti particolari della tua vita. Il P.O. non è uno psicologo né un terapeuta.

Ma stai certo che il P.O. sarà sempre in modalità ascolto. Farà parlare per capire quale aspetto del lavoro crea maggior disorganizzazione con l’obiettivo di innescare un processo di consapevolezza sulle cause e sugli effetti.

  • Non aspettarti che un P.O. arrivi in ufficio in tua assenza, armato di spugne e detergenti, per ripulire gli ambienti di lavoro. Il P.O. non è un’impresa di pulizie.

Ma stai certo che il P.O. mette a disposizione la sua competenza per riorganizzare scrivanie, piani di lavoro, postazioni di call center, archivi, magazzini, e tutto quanto possa essere definito spazio!

  • Non aspettarti che un P.O. accumuli scatole di documenti o oggetti a suo dire inutili di sua iniziativa per buttarli in discarica. Il P.O. non è un’impresa di sgomberi.

Ma stai certo che il P.O. ti consiglierà come liberarti di faldoni di documenti ormai passati, di elettronica non più funzionante ed accatastata nello sgabuzzino.

 

Le 7 situazioni più comuni che un P.O. gestisce in azienda

Ancora non ti ho convinto che un P.O. può fare la differenza nel tuo lavoro?

E allora, leggi qui!

 

  • Se senti che l’ambiente di lavoro è dispersivo, poco gradevole, scarsamente stimolante o se hai il desiderio di aumentare le postazioni di lavoro ma di cambiare sede non se ne parla, il P.O. ti aiuta a rivedere l’organizzazione degli ambienti, a liberarti di oggetti superflui o accumulati per anni e pianificare dei piccoli cambiamenti con modesti investimenti.

 

  • Se stai valutando la possibilità di prendere in affitto altri 80 mq di ufficio perché la documentazione cartacea sta prendendo il sopravvento, il P.O. ti guida nell’implementazione di nuovi sistemi di archiviazione, online o offline e nell’ottimizzazione degli spazi esistenti.

 

  • Se non ti ricordi più di che colore è la tua scrivania, il P.O. ti propone delle soluzioni organizzative pratiche e funzionali come l’utilizzo di attrezzatura “anti-disordine” (box, cartelline, porta documenti, echipiùnehapiùnemetta).

 

  • Se, oltre a te, anche la tua casella di posta in arrivo inizia a reclamare qualche giorno di ferie, il P.O. ti consiglia strumenti e/o approcci per una gestione meno stressante delle email.

 

  • Se ogni giorno arrivi a sera con il fiatone perché sei corso dietro a mille obiettivi oltretutto con la frustrazione di non averne raggiunto nemmeno uno, il P.O. ti affianca per capire come ottimizzare la risorsa “tempo”, come fissare gli obiettivi e le priorità, come stare focalizzato sulle cose importanti.

 

  • Se hai voglia di confrontarti con una diversa visione del flusso di lavoro per capire se e dove ci possono essere margini di miglioramento, il P.O. ti indica delle strade alternative, ti propone approcci che potresti non aver considerato fino a quel momento.

 

  • Se temi di riuscire a mantenere un certo grado di ordine e di organizzazione solo quando c’è il P.O. nei paraggi, non preoccuparti, perché lui torna a farti visita o ti chiama periodicamente per sapere se la strada intrapresa insieme è quella giusta per te. Altrimenti, si riparte!

 

Alzi la mano chi di voi non ha mai sentito almeno una di queste esigenze!? Ehi, ti ho visto…guarda che le bugie hanno le gambe corte! 😉

Scherzi a parte, siccome io sono stata davvero bene in tua compagnia, voglio farti un regalo: tu scrivi nei commenti il numero della situazione (da 1 a 7) nella quale più ritrovi (e anche qualcosa in più, se te la senti…) e al resto penserò tutto io!

E’ stato un piacere!

2 Comments
  • Francesca

    18 Maggio 2016at14:28 Rispondi

    Il mio numero è 1 perché la stanza dove lavoro (freelance) è la “pista di atterraggio” di casa ed ho tre bambini che orgogliosi delle loro opere d’arte le riversano sulla mia scrivania appena tornano dalla scuola.

  • Sabrina

    30 Maggio 2016at14:22 Rispondi

    Post chiaro ed efficace! Il P.O. in azienda è proprio questo! Brava Giorgia Sorinelli 🙂

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