**GUEST POST**

Oggi sono molto felice di poter ospitare sul mio blog il post scritto da un’amica e collega Professional Organizer che ammiro molto per la sua professionalità e per il suo modo di scrivere, immediato, semplice, ma al tempo stesso ricco e pieno di sfumature di significato. Lei è Cristina Biasini, lavora a Roma e se volete leggere i suoi post (che vi consiglio tutti!) andate a visitare il sito www.unacosaallavolta.it

Che cos’è il brain dump

Brain dump è un’espressione inglese che alla lettera significa “scaricamento del cervello” (e la parola scaricamento è presa nell’accezione informatica). Come pratica di organizzazione personale, potremmo definire il brain dump come “trasferimento di ciò che abbiamo in testa”.
L’idea vi suonerà familiare se conoscete il metodo Gtd di David Allen, che è imperniato su un principio fondamentale: per essere organizzati, concentrati e produttivi dobbiamo mantenere il più possibile libera la nostra mente, sgombrandola da idee, preoccupazioni e input vari che ci distoglierebbero da ciò che stiamo facendo. Come? Trasferendo tutti questi pensieri su una sorta di memoria esterna, ovvero scrivendoli e mettendoli da parte per gestirli nel momento più appropriato.
Il brain dump si basa esattamente su questo principio ma, rispetto al metodo Gtd (che invita ad annotare idee e pensieri man mano che arrivano), è un’attività deliberata e focalizzata. In pratica, si tratta di prendersi del tempo e dedicarlo esclusivamente a questo.

 

Un brain dump per ogni esigenza

A seconda delle circostanze, possiamo fare un brain dump per riprendere il controllo quando ci sentiamo sopraffatti dalle cose da fare e ci sembra che ci sfuggano dalle mani, oppure possiamo adottare l’abitudine di un brain dump periodico, per esempio alla fine della settimana, per mantenere al meglio un ritmo che sta funzionando.
D’altro canto, è possibile fare un brain dump tematico, focalizzato su un singolo progetto o attività, oppure un brain dump generale, per esempio per fare il punto su tutte le questioni aperte nella nostra vita, personale e professionale.

 

Come fare il brain dump

Un brain dump efficace non richiede molto tempo – mezz’ora o un’ora al massimo – ma deve essere un tempo senza interruzioni né distrazioni, in cui concentrarci e buttare giù la lista di tutte le idee che ci vengono in mente.
Se per esempio stiamo scrivendo una tesi, un saggio o un manuale, le voci della lista potrebbero essere:

  • correggere il primo capitolo in base al feedback della relatrice o dell’editor
  • sollecitare la relatrice o l’editor per un feedback sul secondo capitolo
  • fare ricerca sul secondo paragrafo del terzo capitolo
  • completare la prima stesura del terzo capitolo
  • contattare Tizio per un’intervista sui temi del quarto capitolo

 

Per esplorare in modo sistematico i vari aspetti del progetto, può essere utile appuntarli su un foglio a parte prima di procedere al brain dump vero e proprio; per esempio “ricerche da fare”, “persone da contattare”, “sessioni di scrittura” ecc.
Ovviamente possiamo fare il nostro brain dump sia su carta che in digitale. Nel primo caso, va tenuto presente che un formato grande permette un colpo d’occhio più ampio. Se si sceglie il digitale, è preferibile utilizzare un’app come Evernote, sincronizzabile su qualunque dispositivo. Questo è particolarmente importante perché può esserci uno scarto tra il momento del brain dump e quello in cui viene elaborato.

 

Elaborare il brain dump

Una volta trasferito il contenuto del nostro cervello su una memoria esterna, dovremo elaborare i dati così ottenuti, decidere cosa farne e organizzarci di conseguenza. Per chi conosce il Gtd, è una fase analoga a quella in cui si passa in rassegna il “vassoio di raccolta”. Si tratta quindi di esaminare ogni singola voce della lista e decidere se inserirla nell’agenda (con una data e un orario precisi), in una lista di cose da fare o, infine, in una lista di idee da prendere in considerazione in un’altra fase del lavoro.
A questo punto, il materiale bruto della lista ottenuta con il brain dump si è trasformato in un piano d’azione. Buon lavoro!

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