La mappa mentale è uno strumento che riproduce in forma visiva il nostro pensiero.
Il suo fine ultimo é quello di trasferire su carta le associazioni (di immagini, parole e contenuto) che il nostro cervello crea a partire da un’idea centrale principale.

 

Un pò di storia

 
Tony Buzan, cognitivista inglese, teorizza la prima mappa mentale a partire dalla sua esperienza nel prendere appunti.
Durante gli studi, Buzan era solito prendere appunti in maniera lineare: un foglio di carta bianca e una penna di un unico colore, sequenze di parole, in forma lineare, ordinata, sequenziale.
Lo studioso incontra difficoltà nel proprio metodo di apprendimento, nel ricordare le note e nell’interiorizzare le idee ascoltate durante una lezione.
Si rende conto che non è sufficiente prendere più appunti per ricordare di più ma è proprio necessario cambiare la modalità con cui queste note vengono catturate.
 

E’ necessario trovare una modalità che sia più naturale, più simile al modo di pensare del nostro cervello, più immediata, semplice e anche divertente.

 
Dai suoi approfondimenti in psicologia e studi sul cervello umano nasce la mappa mentale.
 
 

La mappa mentale: uno strumento versatile

 
La mappa mentale può avere moltissime applicazioni, sia in ambito personale che in ambito lavorativo. Può essere infatti utilizzata:

  • per prendere appunti in occasione di lezioni, riunioni, convegni, al fine di ricordare quanto detto
  • per sviluppare il proprio pensiero creativo rispetto ad un determinato argomento
  • per pianificare e pensare in maniera strategica rispetto ad un ambito di intervento
  • anche solo come semplice esercizio per potenziare le proprie capacità di pensiero.

 
 

Cinque elementi: tutte le caratteristiche di una mappa mentale

 
Una chiara idea centrale, meglio se raffigurata con un’immagine, é il punto di partenza di tutte le nostre associazioni: è il tema, l’argomento su cui si sta ragionando.
 

Dall’idea centrale, partono i rami principali, ovvero il primo livello di associazioni che nascono dall’idea centrale.
I rami principali sono caratterizzati da due aspetti:

  • devono avere una forma curva, più naturale (in natura non esiste niente di perfettamente rettilineo, persino la luce, è stato dimostrato, non viaggia in linea retta)
  • devono essere i rami più spessi: la dimensione del ramo corrisponde al livello di importanza/rilevanza rispetto all’idea centrale. Mano a mano che ci si allontana, con le associazioni, dall’idea centrale, i rami si fanno via via più sottili.

 

Non é una mappa mentale se non si usano diversi colori.

Il colore è uno strumento di pensiero naturale, ci aiuta a individuare codici e strutture, che arricchiscono il significato e aiutano la memoria, e ci piace anche!

E’ qualcosa che conosciamo bene da quando siamo piccoli.

E’ qualcosa a cui siamo naturalmente predisposti e per questo uno degli elementi fondanti di una buona mappa mentale.
 

Il quarto elemento sono le parole chiave che devono essere posizionate esattamente sopra il rispettivo ramo. Perché? Per dare maggior risalto alla parola e unirsi visivamente e cognitivamente al ramo che la collega ad altre associazioni.

Il consiglio di Tony Buzan? Non utilizzare molte parole o (peggio) frasi intere, ma posiziona una e una sola parola sul ramo. Questo permetterà che il numero di associazioni mentali legate a quel concetto esploda, letteralmente, fino all’infinito.
 

Ultimo ma non meno importante elemento che contraddistingue una buona mappa mentale: l’utilizzo delle immagini, che accompagnano o sostituiscono le parole chiave. Dopotutto si sa: un’immagine è meglio di mille parole!

Infine un ultimo accorgimento da ricordare nel disegnare una mappa mentale: tra un elemento e l’altro è sempre bene lasciare dello spazio bianco e aggiungere gli elementi seguendo la rotazione in senso orario.

 

Guarda qualche esempio di mappa mentale.

 

Ora tocca a te.

In quale ambito pensi potrebbe tornarti utile questo strumento?

Ti sei già immaginato delle possibili applicazioni?
Rispondi nei commenti!

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