Dicembre, si sa, é tempo di bilanci.
Ma io il mio ancora non lo voglio fare.
É stato un anno importante, un anno di cambiamenti e di nuovi inizi.
Per questo bilancio voglio prendermi il tempo necessario e molta molta calma.

Il penultimo post dell’anno non è un post sul bilancio del 2016 ma un post sulle prospettive future.

Sí perché in realtà fare un bilancio di quanto raggiunto finora, di quello che é andato bene e di quello che può essere migliorato, serve soprattutto per dare una direzione al futuro, a quello che verrà dopo.
Di solito a gennaio si scrivono i buoni propositi.
Ecco. Io non farò nemmeno quelli (mi hanno sempre messo un pò l’ansia e forse anche per questo i propositi che ho provato a darmi molto spesso sono miseramente falliti!)

 

Quindi niente bilancio sul passato (almeno per ora) e niente propositi per il futuro.
Che cosa fare dunque in questo fine 2016?

Io ho scelto di concentrarmi sul presente.

 

Sul qui e ora. Su chi sono, cosa faccio, come lo faccio, che cosa mi piace del mio presente e cosa no.

 

Non vi racconto la mia storia, ma vi dico come ho deciso di fare queste riflessioni, o meglio, a quale modello ho scelto di ispirarmi per mettere in chiaro come mi muovo nel lavoro e nella vita quotidiana.

 

Ho letto già tre volte “Getting Things Done” (tradotto in italiano nel ben poco entusiasmante “Detto, fatto!”) di David Allen. Per noi Professional Organizer é un pò come la Divina Commedia al corso di Letteratura Italiana.

 

E ogni volta che l’ho letto, ho imparato cose nuove e dato una diversa prospettiva ad elementi che pensavo di aver già fatto miei. É un libro che consiglio e a cui mi ispiro negli interventi con i miei clienti, ma non parlerò qui del metodo GTD.

 

Lo cito per un modello di interpretazione della realtá che l’autore propone.
Scopo dello strumento è avere una visione chiara del proprio mondo, di quello che facciamo e delle ragioni che ci spingono a farlo.

 

É il modello dei 6 orizzonti di focalizzazione.

Funziona cosí.

Allen sostiene che

Le priorità dovrebbero guidare le vostre scelte, ma la maggior parte dei metodi usati per determinarle non sono affidabili nel campo delle nostre attività reali. Per conoscere le vostre priorità dovete prima di tutto conoscere il vostro lavoro, e ci sono almeno sei angolazioni da cui potete definirlo; usando un’analogia aerospaziale, possiamo dire che è un problema di quota.

 

Partiamo dal livello più in basso.

Pista di decollo – le attività in corso

 

A questo livello troviamo le azioni quotidiane, dalla telefonata da fare alla mail da scrivere. Urgenti o meno, semplici o complesse che siano, in questo orizzonte troviamo tutte quelle attività che sono da portare a termine. Basterebbe solo questo livello per tenerci occupati a lungo!

 

3.000 metri – i progetti in corso

 

Qui troviamo tutti i progetti, obiettivi a breve-medio termine, che richiamano la nostra attenzione: essi sono la fonte da cui nascono le attività della pista di decollo. Possono essere progetti lavorativi ma anche personali, come per es. organizzare la riunione sul budget aziendale ma anche riordinare le foto delle ultime vacanze.

 

6.000 metri – le aree di responsabilità

 

Se saliamo ancora un pò ci rendiamo conto che i nostri progetti derivano dai ruoli che assumiamo quotidianamente: siamo professionisti, ma anche parte di una famiglia (compagni, genitori, figli). Nel lavoro siamo i responsabili della comunicazione ma anche dell’aspetto amministrativo. Siamo sportivi, siamo membri di un’associazione, siamo amici, siamo colleghi, ecc.
Ogni area di responsabilità richiama la nostra attenzione su specifici elementi, da ognuno dei quali può nascere un progetto diverso.

 

9.000 metri – gli obiettivi a uno o due anni

 

Dove sarò tra uno o due anni? Come immagino che si sia evoluto il mio business? Che traguardi intendo raggiungere? Queste sono le domande che caratterizzano questo orizzonte e che danno la direzione ai nostri progetti e alle nostre attività.

 

12.000 metri – l’orizzonte a tre/cinque anni

 

Se guardo ancora più lontano, dove mi vedo? Che obiettivi intendo raggiungere? Le riflessioni a questo livello influiscono a cascata su tutti i livelli sottostanti poiché definiscono la strategia attraverso la quale muoversi, nel lavoro ma anche nella vita privata.

 

15.000 metri e oltre – la visione

 

Qui risiede il perchè: perchè faccio questo lavoro? Quale è lo scopo della mia vita? Quali sono le mie massime aspirazioni? Al livello più alto c’è il motore che muove tutto il resto: le decisioni prese qui, più o meno coscienti, influiscono su tutti i livelli sottostanti.

 

Trovo che questo modello di interpretazione della realtà sia estremamente efficace per avere un quadro abbastanza preciso del proprio presente. E credo anche che favorisca la capacitá di mettere a fuoco su quali livelli possiamo ottenere maggiori risultati, su quali é bene focalizzarci per stare bene ed essere soddisfatti della nostra vita.
Credo anche che permetta di vedere con piú chiarezza quali rami secchi tagliare, eliminando il superfluo e tutto quello che non é o non é piú importante per noi.

 

Tu che ne pensi? Potrebbe sostituire i poco efficaci buoni propositi?
Commenta l’articolo!

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