Settembre è appena iniziato e immagino che anche tu ti senta come uno scolaretto al principio di un nuovo anno scolastico: motivato a mille e carico dei migliori buoni propositi.

Nella tua lista c’è forse anche quello di essere più organizzato. É così?
Può darsi. Essere organizzato è uno stile di vita cui aspiriamo quasi tutti.

Ma ti sei mai chiesto perché? Hai mai provato a dare una definizione al termine organizzazione?
Te lo anticipo già. Non è per niente facile.

Essere organizzato ha un significato diverso per ognuno di noi e in questo post ho provato a scavare un po’ a fondo per comprenderlo meglio, traendo ispirazione da un libro di Oscar Wilde.

Se riuscirai a leggere fino all’ultima riga di questo post ne sarei davvero felice, ma se non hai tempo e vuoi andare dritto alle conclusioni, corri agli ultimi paragrafi. Lì troverai anche un regalo per te: un esercizio utile a riprendere il tran tran quotidiano con una migliore gestione delle tue energie. In cambio, però, ti chiedo di lasciarmi la tua definizione di essere organizzato. 🙂

Sei pronto? Cominciamo!

 

Ernesto o onesto?

The importance of being Earnest di Oscar Wilde.
Tradotto in italiano nello sfortunato “L’importanza di chiamarsi Ernesto”. Un titolo che purtroppo perde il doppio senso su cui si basa l’ironica commedia inglese.

La storia si basa proprio sul gioco di parole che esiste tra l’aggettivo inglese earnest, che significa onesto, coscienzioso, sincero, e il nome proprio maschile Ernest.
Due significati diversi per due parole dalla stessa pronuncia.

Sì perché, in realtà, i due Ernest della storia, fingono di essere quello che non sono, per conquistare i favori di due giovani dame, che come tutte le donne aspirano all’amore di un uomo retto, giudizioso, insomma, onesto.
Esattamene il contrario di quello che sono questi due furbi gentiluomini inglesi.

La commedia di Wilde rappresenta una critica di costume della società vittoriana, dove la rispettabilità viene prima di tutto, e si trasforma in un gioco di apparenze e piccoli inganni.

Nessuno dei due uomini di chiama Ernesto. Nessuno dei due uomini è earnest, onesto.
Ne portano soltanto il nome. E il nome, si sa, non è la sostanza, ma solo l’apparenza di qualcos’altro.

Ciò che noi chiamiamo con il nome rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.

Giulietta, Romeo e Giulietta, W. Shakespeare

 

Ordine apparente

L’ordine, un po’ come i nomi, ci trae in inganno.

Il vocabolario Treccani lo definisce come:

Disposizione regolare di più cose collocate, le une rispetto alle altre, secondo un criterio organico, ragionato, rispondente a fini di praticità, di opportunità, di armonia.

Ordine come armonia, e, perché no, anche bellezza. L’ordine delle stagioni.
Ordine come regolarità e successione sequenziale. L’ordine alfabetico.
Ma ordine anche come funzionamento regolare, disciplinato, funzionale e forse anche un po’ rigido. Le forze dell’ordine.

Non so. Sarà che mi risuonano ancora nelle orecchie le parole di mia mamma: “metti in ordine camera tua!” ma a me l’ordine, non è mai stato troppo simpatico.

 

Vale la pena scomodare la scienza

La scienza si è più volte interrogata sul concetto di ordine, contrapposto a quello di caos.

Inizialmente, nelle scienze antiche (della Grecia, dell’Antico Egitto ma anche nelle tradizioni cinese e indiana) il caos, l’universo disordinato, vuoto e buio precedente alla creazione, si contrappone al “Cosmo”, il suo opposto positivo, l’ordine a seguito della creazione.

Nell’Ottocento questa dicotomia si perde: il caos, considerato intrattabile, non viene nemmeno preso in considerazione. Esiste solo l’ordine delle ripetizioni periodiche: il moto della Terra intorno al Sole, l’oscillazione eterna del pendolo di Foucault.

Nel Novecento le cose cambiano.
La meccanica quantistica e la scienza dei sistemi introducono un nuovo modo di vedere le cose. In realtà, è proprio dal caos che si manifestano forme e strutture ordinate.
Ordine e caos convivono nello stesso sistema in un processo di cambiamento continuo.

Il disordine ha bisogno dell’organizzazione per diventare un sistema.

 

Dalla scienza dei sistemi all’organizzazione personale… ohibò!

Il sistema, nel suo significato più generico, è un insieme di elementi o sottosistemi interconnessi tra di loro o con l’ambiente esterno tramite reciproche relazioni, ma che si comporta come un tutt’uno, secondo proprie regole generali.

Fonte: Wikipedia

In un sistema c’è interdipendenza tra più elementi, coordinati tra loro: il sistema nasce da un vero e proprio processo di costruzione, un processo creativo, dinamico e in continuo movimento.

Proprio come l’organizzazione.
Che non è qualcosa di rigido, fisso, immutabile, uguale per tutti.

L’organizzazione è:

Il modo in cui le varie parti o componenti sono dinamicamente connesse o coordinate tra loro.

Fonte: Treccani

 

Ordine e organizzazione non sono la stessa cosa

È proprio così.
Se l’ordine è un pattern, un motivo che si ripete, una caratteristica strutturale di uno spazio e/o di una serie di oggetti, solitamente statico e legato a una regola condivisa o meno, l’organizzazione è qualcosa che cambia, che si trasforma, che unisce i puntini per trasformarli in un disegno.

La somma è qualcosa di più delle sue parti, proprio come le parti di un aereo da sole non possono volare.

Ma allora perché essere organizzati?

Nel suo libro Facciamo ordine, la mia collega e amica Sabrina Toscani dedica un intero capitolo alle risposte che i tanti partecipanti ai suoi corsi e seminari hanno dato a questa domanda.

E le risposte sono sorprendenti:

  • per sentirsi più sicuri e in equilibrio;
  • per vivere più intensamente e con leggerezza;
  • per fare ogni cosa più rapidamente;
  • per avere un’influenza positiva sugli altri.

 

Perché l’organizzazione non è avere una casa perfetta, le magliette piegate a pacchetto e i libri suddivisi per il colore della copertina.

 

Essere organizzati è trovare il proprio movimento.
Verso una direzione precisa, qualunque essa sia.
Essere organizzati significa essere liberi.

 

Che ne pensi di questa definizione?

 

Se mi racconti perché vuoi essere organizzato, riceverai il regalo pensato per te.

Settembre è un po’ come gennaio: fai tanti buoni propositi ma poi spesso fai fatica a portarli a termine.

Se fra le buone intenzioni c’è anche quella di essere organizzato nel lavoro e nella vita in generale, scrivimi perché vorresti esserlo. In cambio riceverai un regalo utile per ripartire a settembre con una maggiore consapevolezza delle tue energie.

Compila il questionario e riceverai entro la fine della settimana una mail con il tuo regalo.

3 Comments
  • Giulietta Gessi

    6 Settembre 2017 at 18:52 Rispondi

    A mio parere, essere organizzati significa avere più tempo per sé

    Un bacio, coach e complimenti per il tuo blog
    Giulietta
    (mamma di Alessandra Tolomelli)

  • Simo

    18 Febbraio 2019 at 17:19 Rispondi

    Articolo molto utile

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