Essere organizzati non basta per insegnare ad altri a esserlo.

Quella di oggi è una riflessione personale sulla mia professione e su tutte le altre che per essere svolte richiedono delle competenze tecniche che sono esse stesse il contenuto, il valore di quanto viene trasferito al cliente.

Mi spiego meglio.
Il traduttore, per poter fare il suo mestiere, ovvero tradurre, deve conoscere bene la madrelingua, almeno una lingua straniera e tutta una serie di altre tecniche e/o regole per eseguire la traduzione correttamente. Io, che conosco anche discretamente bene lo spagnolo, di certo non sarei in grado di fare una traduzione accurata e professionale.

Il professional organizer, per allenare le competenze organizzative del cliente, deve conoscere e praticare quelle stesse competenze lui stesso per poterle trasferire.

Fin qui potremmo essere tutti d’accordo.

Ma che relazione c’è tra una competenza tecnica (conosco un tema e/o degli strumenti) e la capacità di trasferirla ad altri attraverso il proprio lavoro (ovvero sono in grado di insegnare ad usare questi stessi strumenti)?

Nel post di oggi provo a rispondere a questa domanda.
Da un punto di vista totalmente personale.

 

Quando il calzolaio va in giro con le scarpe rotte

A volte capita. Ma ciò non significa che non sappia produrre delle ottime calzature.

Se il social media manager tende a procrastinare la gestione dei suoi canali social è perché, con buona probabilità, sta dedicando il massimo delle sue energie ai canali dei suoi clienti.

Poco professionale? Mi sentirei di dire, più che altro, poco furbo.
Perde infatti un’importante occasione di promozione e di far vedere quanto è bravo nel suo lavoro.
Ma non vuol dire che non sappia farlo.
La cosa importante è infatti la soddisfazione del cliente: se è contento e raggiunge ottimi risultati sarà comunque felice di attivare un buon passaparola.

Non mi sento di condannare i famosi “calzolai con le scarpe rotte”.
Ogni freelance sa bene quanto sia più facile rispondere e rispettare le scadenze esterne, dettate dagli altri (un cliente, un collega, un collaboratore) piuttosto che quelle interne, ovvero dettate da noi stessi.
Capire e dedicare tempo ed energie a tutto ciò che non è urgente (per gli altri) ma importante (per noi) è uno degli esercizi più difficili da fare.

La competenza tecnica è fondamentale per poter eseguire con professionalità qualsiasi lavoro.
Semplicemente, a volte non basta.

 

Essere organizzati non basta per poter guidare gli altri ad esserlo

Il tema della gestione del tempo è qualcosa che tocca ognuno di noi.
Siamo naturalmente “obbligati” a gestire il nostro tempo, nel lavoro così come nella vita privata.
I nostri percorsi di vita e professionali ci hanno condotto a trovare un metodo che sia quanto più possibile vicino e in linea alle nostre esigenze.

C’è chi ha faticato poco e ha trovato subito il suo naturale equilibrio; c’è chi, dopo anni di attività, esperienza e brutte batoste, è riuscito a definire il suo personale sistema organizzativo e ne è pienamente soddisfatto; c’è infine chi fatica a trovare la sua strada e fra un tentativo e l’altro può decidere di affidarsi a un professionista per velocizzare e facilitare il processo.

Ognuno di noi è organizzato a modo suo.
È un dato di fatto. E va bene così.
Ma nella forza di questa affermazione, risiede anche la sua debolezza.

Ogni persona è unica. L’organizzazione personale è una competenza talmente tanto “intima” (se così si può definire) che difficilmente potrà trovare in un metodo specifico, in un singolo strumento o app, in un intrigante corso online, la sua realizzazione.

Chi sente di aver raggiunto un buon livello di organizzazione personale e desidera condividerlo con gli altri (in un libro, un corso, un racconto online o in qualsiasi altra forma) fa qualcosa di utile.
Le esperienze degli altri sono sempre fonte di grande insegnamento.

 

Il mio lavoro è diverso

L’organizzazione personale che alleno nei miei clienti non è la mia.

A volte mi capita di usare degli esempi presi dalla mia vita, se risultano utili ai clienti, ma i metodi e/o gli strumenti che propongo ad ognuno di loro DEVONO essere suggeriti e progettati sulla singola persona, oppure devono essere abbastanza flessibili per poter essere adattati alle specifiche esigenze (come, per esempio, durante i corsi).

Perché l’organizzazione non funziona se non è progettata su di noi.
E se possiamo imparare tanto dalle storie degli altri, le uniche persone in grado di scrivere e cambiare la nostra siamo proprio noi.

Se ti va di raccontarmi la tua, io ti ascolto.

No Comments

Post a Comment