Le origini della pausa caffè o un post inutile | Chiara Battaglioni Professional Organizer
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Le origini della pausa caffè o un post inutile

Lo dico subito per non creare delle aspettative: quello che state per leggere è un post inutile.
Avete presente i giorni in cui cercate di concentrarvi sul lavoro ma la testa migra da tutt’altra parte? Credo sia stato in un giorno così che mi è salita l’insolita curiosità di scoprire … quando è nata la pausa caffè.

Che poi io il caffè nemmeno le bevo. Non mi piace.
[Da quella prima e unica volta in cui un mio amico me lo fece bere a forza con del sale dentro. Simpatico.]

Comunque.
Questa domanda si è insinuata nella mia testa, tanto da indurmi a fare una ricerca in rete per cercare una risposta, pensando anche di trovare qualche stimolo per scrivere un post interessante, magari originale, simpatico, creativo.

Seee…

In effetti così non è stato.
Ma visto che ormai la ricerca l’ho fatta, tanto vale condividerla con qualcuno, no?
Ecco cosa ho scoperto.

Che c’è chi ipotizza che la pausa caffè sia nata agli inizi del Novecento, quando Luigi Bezzera progettò la prima macchina per il caffè espresso, con lo scopo di velocizzare l’assunzione di caffè dei suoi dipendenti.

Che la storia della pausa caffè è strettamente intrecciata alla storia della giornata lavorativa di 8 ore, tanto da diventare uno dai capisaldi dei diritti dei lavoratori già dall’inizio del secolo. Pensate che nel 1902 la Barcalo Manufacturing Company di Buffalo, azienda produttrice di poltrone, aveva inserito la pausa caffè di 15 minuti al giorno tra i benefit garantiti ai suoi dipendenti.

Che nel 1952 il Pan American Coffee Bureau investe 2 milioni di dollari all’anno in annunci radio e stampa che pubblicizzano la pausa caffè. Il primo copy che definisce a pieno titolo il nome di quella che diventerà un’abitudine di ogni ufficio recita “Give yourself a coffee break – And get what coffee gives to you”.

Che nel 1964 proprio la richiesta della pausa caffè come diritto inattaccabile dei lavoratori ha rischiato di far scoppiare uno sciopero tra i membri della United Auto Workers e le principali industrie automobilistiche statunitensi.

Che esiste una tradizione domestica tedesca, la kaffeeklatsh, in cui si fanno pettegolezzi davanti a una tazza di caffè.

Persino una leggenda che narra che Cristoforo Colombo, sorseggiando la sua tazza di caffè e osservandone il bordo rotondo, si sia chiesto se anche la Terra fosse rotonda e sia così partito alla volta del Nuovo Mondo.

E allora lì ho capito.

Il vero valore di questa mia assurda ricerca non è stato trovare una risposta interessante che spiegasse la nostra abitudine alla pausa caffè. È stato cercarla!
Una pausa dai soliti post, dai soliti contenuti che, per quanto utili, ti fanno dimenticare che a volte, prendersi una pausa, può solo che farci bene.

 

Fermarsi, uscire un po’ dai binari e poi tornare. Con nuove energie!

 

Caffè? 😉

 

p.s. Se sei di Bologna e stai pensando a come poter risparmiare tempo ed energie nel tuo lavoro quotidiano, la soluzione non è bersi litri di caffè (che poi davvero ti fanno male), ma una sola tazza con me e fare due chiacchiere: come professional organizer, posso aiutarti ad allenare le tue competenze organizzative. Scrivimi!

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